a cura di Anna Pizzuti

Come era facile supporre, la tabella evidenzia come primo dato la presenza di un congruo numero di persone che si trovavano a Fiume, ad Abbazia e nella stessa Susak prima dell'internamento. Internamento che, come si può verificare dalla tabella complessiva degli internati in Italia, avviene, salvo rarissime eccezioni, a partire dal giugno/luglio del 1940, come per tutti gli ebrei stranieri destinati all'internamento presenti nelle altre città italiane. Insieme a questo, però, altri dati appaiono piuttosto problematici, stando, almeno, a quanto si è appreso finora, soprattutto attraverso la consultazione dei fascicoli personali degli internati.
E' il caso, ad esempio, di quasi tutti gli internati provenienti da Spalato presenti nella tabella. Dai confronti è emerso che la maggioranza di essi, infatti, faceva parte del numeroso gruppo - più di mille persone - internato dalla Dalmazia tra novembre e dicembre del 1941. Il trasferimento avvenne, in diverse riprese, dal porto di Spalato a Fiume edi qui nelle province del Nord scelte per l'internamento. Nei diversi fascicoli personali che è accaduto di esaminare in Archivio Centrale, il trasferimento da Fiume del singolo internato è registrato attraverso una comunicazione della prefettura di Fiume che riporta l'elenco dei trasferiti ed il nome dell'intestatario del fascicolo sottolineato in rosso. Una procedura che sembrerebbe non rendere necessaria l'apertura di un fascicolo - che pure sembra esserci stata - nella città di transito. Analogo discorso potrebbe valere per i provenienti da Lubiana, città dalla quale i trasferimenti per internamento erano stabiliti dalle autorità locali.
Un contributo o,meglio, una conferma per la ricostruzione delle vicende del gruppo cosiddetto dei "bengasioti", viene dalla segnalazione del passaggio nella città di Fiume di ben sessanta dei suoi componenti. Le osservazioni finora fatte, comunque, rimandano a situazioni che, se pure con qualche problema, hanno comunque un legame con questa città.
Segnalano, al contrario, situazioni più complesse, le provenienze da città italiane, ad iniziare da quelle che risultano essere avvenute nella stessa Trieste, città nella quale le procedure di internamento, a partire dal giugno/luglio 1940 risultano, stando almeno ai documenti che è stato possibile finora consultare, attuate dall'apparato burocratico in maniera del tutto autonoma.
A maggior ragione richiederebbe uno specifico approfondimento sul contenuto dei fascicoli, la segnalazione - come ultima sede di residenza prima dell'internamento - di numerose altre città italiane, non solo Genova, Milano, Roma, delle quali si riportano i dati in quanto piuttosto significativi, ma anche di Torino, Bologna, Como, Aosta e diverse altre ancora.
Resta da mettere in evidenza, a conclusione dell'analisi, la preponderanza di internati dei quali sono presenti fascicoli personali presso l'Archivio di Stato di Fiume, ma dei quali non ci è nota la città in cui risiedevano al momento dell'internamento.