Le fonti 2 Indice Rifugiati in Jugoslavia

LE NAZIONALITA' ATTRIBUITE AGLI INTERNATI PROVENIENTI DALLA JUGOSLAVIA OCCUPATA

Il 6 aprile del 1941 inizia l'occupazione della Jugoslavia da parte della Germania e dell'Italia. Ad esse si aggiungono l'Ungheria e laBulgaria che rivendicano il possesso di territori loro sottratti al momento della formazione dello stato balcanico.
La spartizione operata dagli occupanti porta allo smembramento della Jugoslavia. L'Italia si annette la parte costiera della Dalmazia con le province di Spalato e Cattaro che si aggiungono a quella di Zara già italiana, la parte meridionale della Slovenia, con Lubiana e espande il territorio della Provincia de Carnaro con Susak e il suo circondario. I tedeschi occupano la rimanente parte della Slovenia e la Serbia. La Croazia diventa autonoma e al suo territorio viene aggiunta anche la Bosnia, con Sarajevo. Le altre regioni vengono o riassegnate agli stati che le possedevano prima del 1918 o lasciate formalmente indipendenti, ma poste sotto il controllo degli occupanti.
Gli ebrei che vivevano in Jugoslavia soprattutto a partire dal 1938 si trovarono privati di tutti i diritti civili e politici e in pericolo di vita. Quelli che vi si erano rifugiati lo erano già. L'unica via di salvezza consisteva nella fuga verso i territori annessi o controllati dall'Italia, ritenuti più sicuri. Le autorità centrali italiane, invece, ordinarono il loro respingimento, e così molti vennero rimandati indietro, principalmente dai territori annessi alla Provincia del Carnaro e dalla provincia di Spalato.
Nonostante ciò, tra il 1941 e il 1942 diverse centinaia, dimostrando di potersi mantenere a proprie spese, riuscirono a superare le frontiere, come accadde nella Provincia del Carnaro e anche a farsi internare in Italia. Per diverse migliaia di ebrei i quali si erano rifugiati nella provincia di Lubiana o in quella di Spalato, invece, l'internamento dipese dal fatto che erano considerati una minaccia per l'ordine pubblico e potenziali sostenitori dei partigiani.
Scorrendo gli elenchi o esaminando i documenti contenuti nei fascicoli personali, si scopre qualche particolare interessante in merito all'attribuzione della nazionalità a questa categoria di internati. Nel caso di coloro cui viene attribuita la nazionalità croata, l'apparato fascista mostra di tener conto dei cambiamenti intervenuti a seguito dell'occupazione, ma dimentica che le leggi razziali che il nuovo promulgate dal governo non appena insediato avevano di fatto escluso ebrei, serbi e rom dalla comunità nazionale. Ugualmente la nazionalità croata viene attribuita anche a ebrei profughi dalla Jugoslavia la cui nascita a Sarajevo porterebbe a considerarli quasi sicuramente bosniaci.
Gli altri profughi internati, per il ministero dell'Interno o per prefetture e questure sono tutti jugoslavi o ex jugoslavi il che suscita una certa meraviglia, considerato che la Jugoslavia nata dai trattati di pace del 1919 non esisteva più.
Solo attraverso la consultazione di fascicoli personali e di testimonianze dirette, si è riusciti ad individuare un gruppo di più di 300 ebrei serbi.
Il dato risulta interessante anche rispetto alla posizione assunta dall'autorità fascista nei confronti degli ebrei profughi dalla Jugoslavia.
Accanto alle disposizioni generali con le quali il regime imponeva il respingimento dei profughi ai luoghi di provenienza, infatti, se ne rinviene una particolare che impone il respingimento degli ebrei originari di altre parti del territorio ex jugoslavo, ma residenti in Serbia che avessero tentato di entrare nelle zone controllate dagli italiani.
Il suo testo è il seguente:
"Nello studio in corso di provvedimenti intesi a regolare l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte delle popolazioni dei territori annessi forma oggetto di particolare esame la posizione degli ebrei in relazione alle norme vigenti per la difesa della razza. In attesa della emanazione di detti provvedimenti, ritiene questo Ministero che non sia il caso di consentire il trasferimento nei territori annessi degli ebrei che, originari dei territori stessi, risiedono in Serbia e altrove." i
Al di là dell'ambiguità del contesto e della motivazione per cui viene impartito l'ordine di respingimentoii, si potrebbe dire che l'obiettivo reale della disposizione è quello di mostrare una certa qual forma di "collaborazione" nei confronti degli occupanti nazisti della Serbia impegnati ad arrestare e deportare tutti gli ebrei in essa residenti .


i Archivio di Stato di Fiume, Gabinetto, Ebrei varie, fascicolo senza marca archivistica.La lettera è riportata senza protocollo o altro riferimento in una comunicazione trasmessa a tutti gli uffici dipendenti dal Questore di Fiume il 25 settembre 1941, avente come oggetto: divieto di trasferimento di ebrei residenti in Serbia nelle province del Regno.
ii I provvedimenti di cui si parla nella nota rimasero del tutto inattuati. "Ufficialmente, i croati del territorio annesso furono trattati come pertinenti o 'nazionali', ossia come 'autoctoni', ma senza pieni diritti di cittadinanza; nel maggio del 1942, l'Italia riconobbe anche il diritto ai pertinenti croati, almeno sulla carta, di acquisire la cittadinanza della NDH. Sebbene potessero diventare cittadini italiani, i prefetti fascisti locali avevano la facoltà di rifiutare legalmente la cittadinanza a tutti i croati (e serbi) trattandoli come 'individui indegni'." In Nevenko Bartulin, Politiche etniche italiane e croate nel territorio annesso di Dalmazia e nello Stato indipendente di Croazia (1941-1943 Il saggio è in rete alla pagina https://storiaeregione.eu/attachment/get/up_23_14684942476507.pdf

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