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Abstract

Privati dei diritti umani garantiti dalla cittadinanza, si trovarono ad essere senza alcun diritto, schiuma della terra. [1]
Nel corso della ricostruzione delle vicende riguardanti gli ebrei di origine straniera presenti in Italia mi sono confrontata spesso con la questione della revoca della cittadinanza italiana agli ebrei di origine straniera che l’avevano ottenuta dopo 1° gennaio del1919.
Il provvedimento, inserito all’ l’articolo 3 del regio decreto-legge n. 1381, li rese, di fatto, apolidi e quindi obbligati la lasciare l’Italia entro sei mesi, pena l’espulsione coatta prevista per tutti gli altri ebrei stranieri presenti nella penisola a partire dalla stessa data.
Finora, tuttavia, mi ero soffermata prevalentemente sulle disposizioni di legge con le quali il beneficio della cittadinanza, come viene definito in molti documenti, era stato acquisito.
Con questo saggio, invece, pur tenendo ancora conto dell’aspetto legislativo, ho cercato di ricostruire - insieme alle motivazioni in base alle quali il provvedimento fu inserito tra le leggi sulla difesa della razza - gli effetti che esso ebbe su chi ne fu colpito.
Ho iniziato la ricerca focalizzando l’attenzione proprio sulla scelta del 1919 come anno a partire dal quale determinare chi sarebbe potuto restare in Italia e chi, invece, avrebbe dovuto lasciare il territorio del Regno.
Contemporaneamente ho cercato di illustrare, se pure in sintesi, come il concetto di cittadinanza e quello di razza nelle intenzioni del fascismo sarebbero dovuti diventare un unicum ideologico-giuridico in modo da mantenere il prestigio della razza superiore (ariana) di fronte alle altre, ponendo in una situazione di inferiorità sociale e giuridica gli elementi di razze inferiori, come si auspica in una rivista giuridica dell’epoca citata nel testo del saggio.
Successivamente, attraverso il riferimento alle principali norme riguardanti la condizione dei nuovi apolidi e servendomi di documenti conservati in alcuni dei loro fascicoli personali, ho delineato il percorso che va dall’acquisizione della cittadinanza, alle modalità burocratiche con cui essa venne tolta, e alle conseguenze che comportò la privazione di quel diritto fondamentale aggiunta a tutti gli altri cancellati per legge agli ebrei italiani.
Ho dedicato, successivamente, l’ultima parte del saggio alla ricostruzione di alcuni ricorsi presentati contro il provvedimento di revoca della cittadinanza.
Insieme a questi, ho esaminato due situazioni analoghe, in cui analoghi atti giuridici riguardavano le disposizioni contenute nella legge sull’esercizio delle professioni da parte degli ebrei emanata il 13 luglio 1939, che colpiva i nuovi apolidi, in particolare quelli esercitanti professioni sanitarie, proprio perchè non più cittadini italiani.
Ho ritenuto interessante aggiungere questo argomento al saggio, in ragione del fatto che essi lasciano emergere il palese conflitto esistente tra le leggi antiebraiche e quelle in vigore prima che il fascismo andasse al potere che non furono mai abrogate o quelle che il fascismo stesso aveva emanato.
Ho, infatti, ritenuto questa una ulteriore dimostrazione della facoltà che il fascismo si era attribuita di poter essere la fonte giuridica delle proprie leggi, così da poterne emanare - ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere - come risultano essere, appunto, quelle antiebraiche.
Per quanto quasi sempre respinti, alcuni di questi ricorsi documentano, inoltre, che ci furono magistrati i quali – in un contesto di acquiescenza che caratterizzò il comportamento della maggioranza dei giudici nei confronti delle leggi antiebraiche - difesero il loro ruolo dalla negazione legale del diritto sulla quale esse si fondavano.
Mi corre l’obbligo di segnalare, in ultimo, che gran parte del saggio si fonda sul ricchissimo patrimonio documentale conservato nei fondi Prefettura e Questura dell’Archivio di Stato di Fiume/Rijeka, nella cui Comunità, e in quella della vicina Abbazia, la presenza di ebrei di origine straniera era prevalente.
Il saggio, come altri di quelli pubblicati sul sito, è accompagnato da un database che contiene le generalità anagrafiche di tutti gli ebrei stranieri per i quali è stato possibile recuperare la declaratoria di revoca della cittadinanza, in linea, questo, con il fine principale di tutte le mie ricerche: riportare alla luce i nomi di tutti coloro che prima vennero privati di tutti i diritti e che, successivamente, furono vittime della Shoah.


[1] H. Arendt, Le origini del totalitarismo, trad. it. di A. Guadagnin, Edizioni di Comunità, Milano 1996, p. 372

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