a cura di Anna Pizzuti
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Secondo le statistiche compilate dalla Direzione Generale Demografia e Razza, al 20 settembre 1939 erano 6480 gli ebrei stranieri che avevano abbandonato il territorio nazionale dalla data dell’entrata in vigore del R.D.L. 17.11.1938 n° 1728, senza però specificare quanti fossero ebrei con cittadinanza straniera e quanti ebrei cittadini italiani resi apolidi.
Alla stessa data, risultavano 2360 quelli che sarebbero dovuti essere espulsi. [1]
Per alcuni di detti ebrei stranieri - viene annotato sotto questa cifra - sono state già date disposizioni ai prefetti competenti perché siano diffidati a lasciare l’Italia nel più breve tempo possibile, mentre per gli altri, che hanno chiesto delle proroghe di soggiorno per motivi vari, le rispettive domande sono in corso d’esame. [2]
Sappiamo che poco prima della scadenza del 12 marzo lo stesso Ministero dell’Interno aveva dovuto ammettere che, nonostante la perentorietà delle disposizioni, le chiusure internazionali e le stesse leggi antiebraiche emanate nell’Europa centro-orientale avevano reso difficilissima l’uscita dal Regno.
Il governo polacco, ad esempio temeva un ritorno in Polonia dei propri sudditi all’estero a seguito delle leggi razziali italiane, e così aveva istituito un visto speciale sui passaporti agli ebrei residenti all’estero. Tale visto, a datare dal 29 settembre 1938 venne eccezionalmente concesso dai consoli polacchi all’estero solo per quegli ebrei che potevano dimostrare di non essere stati assenti dalla Polonia per un periodo non eccedente i cinque anni, di non aver rotto i rapporti con la patria, di essere padroni della lingua polacca e di aver ottemperato agli obblighi militari in Polonia. I tedeschi potevano avere solo passaporti di breve durata e contrassegnati con la lettera J. I Romeni non ricevevano dal governo, documenti atti ad emigrare, così gli interessati non ottenevano visti d’entrata negli altri paesi. Infine gli ex ungheresi che, persa la cittadinanza italiana, avevano tentato di riacquistare quella originaria avevano ricevuto dal loro Consolato la seguente risposta: in base all’ordinanza del Ministero dell’Interno ungherese del 29 aprile 1940 n.281.223/1940 il signor *** ha cessato di essere cittadino ungherese in conformità all’articolo di legge XIII dell’anno 1939 col giorno 1 settembre 1939 [3]
Anche emigrare era difficilissimo, in primo luogo perché tutti gli Stati dove vivere sicuri non avevano aumentato le loro quote di immigrazione, e inoltre perché la partenza verso qualsiasi nazione comportava una spesa che solo pochi potevano affrontare, anche solo considerato il costo dei visti di ingresso, o di transito e dello stesso viaggio. A questo si aggiungevano molte altre strettoie, come la necessità dell’affidavit per entrare negli Stati Uniti. [4]
Infine, ad impedire l’emigrazione arrivò la guerra che portò con sé la chiusura delle frontiere e a causa della quale anche l’attività della stessa Delegazione per l'Assistenza degli Emigranti Ebrei (DELASEM), nata per favorire le partenze, incontrò difficoltà insormontabili.
Contemporaneamente si apprendeva che il regime non aveva dimenticato la perdurante presenza di ebrei ai quali era stata revocata la cittadinanza
Una comunicazione della Prefettura di Fiume trasmessa dal Questore il 27 maggio 1939 ai vari uffici recuperata tra i documenti conservati nell’Archivio di Stato di Fiume, infatti, ammoniva: Per opportuna norma avverto che i decreti di declaratoria di revoca della cittadinanza nei confronti di persone di razza ebraica hanno piena efficacia e devono pertanto avere, da parte di tutte le autorità competenti integrale attuazione. [5]
In una condizione particolare vennero a trovarsi anche coloro i quali, dopo aver acquisito la cittadinanza italiana, avevano deciso di spostarsi con la famiglia in un’altra nazione.
Attraverso i documenti si ricostruisce quello che accade ad uno di loro, Giulio Lowenrosen, residente con la famiglia a Lugano, ma divenuto cittadino italiano durante gli anni che aveva trascorso a Fiume.
Il 29 marzo del 1939 il Ministero dell’Interno invia alla Prefettura di Fiume e, per conoscenza alla Divisione demografia e razza copia di una nota con la quale il Consolato generale d’Italia a Lugano informava di aver ritirato i passaporti alla famiglia Lowenrosen dopo aver saputo che al capofamiglia era stata revocata la cittadinanza.
L’interessato, però aveva presentato una istanza, con la quale chiedeva che i documenti gli venissero restituiti.
Le autorità locali svizzere – continuava la nota - non consentono, infatti, la presenza sul loro territorio di persone non munite di regolari documenti, fatta eccezione che per gli emigrati per motivi politici, già qui residenti, i quali possono, a loro richiesta, ottenere il cosiddetto “permesso di tolleranza”, misura che, però, non sembra poter essere applicata in questo caso.
Il consolato, tuttavia, considerato che durante la permanenza a Lugano iniziata nel 1936 i coniugi Lowenrosen non avevano dato motivo di alcun rilievo per la loro condotta morale e politica, non avrebbe avuto nulla in contrario a restituire i documenti, limitando eventualmente la validità del passaporto, come lo stesso interessato ha richiesto, alla sola Svizzera. Chiedeva, in ultimo, da quando il Lowenrosen era cittadino italiano e se per lui era stata pronunziata la declaratoria di revoca.
Dopo qualche settimana da Fiume viene risposto che la cittadinanza è stata acquisita nel 1931, ma, poiché questa famiglia era entrata in Italia nel 1922 gli effetti della declaratoria non sono stati sospesi. Tutti i componenti della famiglia sono stati battezzati il 26 novembre del 1938, perciò da considerare ancora ebrei e apolidi. Mancano documenti che dicano come continua la storia di Giulio Lowenrosen e della sua famiglia, dopo il solo anno di residenza che gli venne concesso in Svizzera. [6]
[1] ACS, MI,Demorazza, bb da 22 a 29 Statistiche
[2] ACS, MI, Demorazza, b.1 Affari generali
[3] Questa comunicazione da parte del Consolato ungherese è presente in: Archivio di Stato di Fiume, HR-DARI-53, Ured za strance, osobni dosje S, fascicoli Friedmann Rosa, Szabo Emerico
[4] Riguardo all’immigrazione in Brasile, cfr , ad esempio: Anna Pizzuti, Per una lettura della Serie Ebrei nell’Archivio storico della Segreteria di Stato del Vaticano
[5] Archivio di Stato di Fiume, Fondo HR-DARI-53, Sez Ured za strance, sottosez: TEMATISKI DOZIEI, Ju 39,S A-L F. Revoca cittadinanza concessa per decreto reale
[6] Archivio di Stato di Fiume, Fondo HR-DARI-53, Ured za strance, osobni dosje S, fascicolo Lowenrosen Giulio
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