Abstract Indice Rifugiati e displaced persons in Europa

PREMESSA METODOLOGICA

La ricerca

La presente ricerca nasce dalla scoperta dell'imponente opera di digitalizzazione e messa in rete dei documenti contenuti negli Archivi Arolsen nella sezione riguardante l'attività dell'Organizzazione Internazionale dei Rifugiati, che, a partire dal 1946 con una Commissione Preparatoria, aveva assunto il mandato di assistere e ricollocare rifugiati e displaced persons.
Tra di essi c'erano anche gli ebrei, scampati alla deportazione o ad essa sopravvissuti, che avevano come unico obiettivo quello di ricostruire, per quanto possibile, la loro vita lontano dall'Europa. I loro documenti - insieme a quelli di tutte le altre tipologie di rifugiati e di displaced persons - sono conservati in tre diverse sottosezioni - Germania, Austria, Italia, coincidenti con le nazioni nelle quali si trovavano i campi di accoglienza dell'Organizzazione.
Nel progetto originario la ricerca avrebbe dovuto riguardare esclusivamente gli ebrei stranieri che durante la guerra erano stati internati in Italia o nei campi di internamento istituiti dagli italiani nei territori della ex Jugoslavia durante l'occupazione i cui fascicoli personali erano stati individuati ed estratti per primi dalla sottosezione documenti dell'IRO prodotti in Italia .
L'obiettivo era quello di colmare le lacune presenti nella documentazione italiana che troppo spesso non va oltre il 1944-45 per quanto riguarda le informazioni sui luoghi in cui quelli di loro che erano scampati alla deportazione si trovavano dopo la fine della guerra.
Procedendo in questo lavoro, tuttavia, è apparso sempre più evidente che anche i documenti riguardanti gli altri ebrei stranieri che avevano richiesto l'assistenza dell'IRO - cioè quelli che, dai campi presenti in Germania e Austria, erano passati in Italia a partire del 1945 con la speranza di poter emigrare verso altre nazioni o quelli che, rientrati in patria, ne erano di nuovo fuggiti, con la medesima speranza - erano altrettanto ricchi di informazioni e di storie.
Del resto, i motivi per cui essi, anche dopo che la guerra era finita, entravano clandestinamente in Italia risultavano molto simili a quelli che avevano condotto nella penisola migliaia di ebrei stranieri dieci e più anni prima.
La ricerca, quindi, pur occupandosi di un argomento che si pone al di fuori degli ambiti del progetto iniziale dal quale nasce il sito in cui viene pubblicata, trova in esso le sue radici, riprendendone sia gli obiettivi che il metodo di lavoro.

La fase preliminare

Questa fase ha avuto due passaggi. In primo luogo sono state consultate le ricerche già svolte sulla presenza in Italia dei rifugiati e delle displaced persons e, in particolare degli ebrei stranieri nel periodo che va dalla fine del 1943 al 1951 1 .
Da esse - e da qualche ulteriore pista di ricerca da essi ricavate - sono state tratte le informazioni utilizzate nella parte iniziale del lavoro per una se pur sintetica ricostruzione del modo in cui venne risposto alle loro necessità ed alle loro richieste nel periodo che va dal 1943 al 1946.
Per corrispondere all'obiettivo generale della ricerca, cioè quello di riportare alla luce - come attraverso l'uso di una lente di ingrandimento - il funzionamento dell'IRO in Italia e per gestire la mole delle informazioni contenute nella documentazione presente nella sezione specifica degli Archivi Arolsen, si sono creati due database, uno relativo agli ex internati in Italia ancora presenti al momento in cui l'IRO viene istituita, e l'altro, risultato molto più corposo, che contiene informazioni su tutti gli altri ebrei stranieri che in Italia erano arrivati dopo di loro e che, come loro, chiedevano assistenza all'IRO.
Le aree di indagine individuate - oltre ai dati anagrafici - sono: l'anno di ingresso in Italia, il numero dei familiari, l'eventuale deportazione, l'assistenza ricevuta prima della nascita dell'IRO, le mete richieste per l'emigrazione e l'esito delle richieste.
Il secondo database, infine, risulta perfettamente in linea con il lavoro che viene svolto da anni tramite l'aggiornamento dei database già presenti sul sito: attraverso essi, infatti, prosegue e si arricchisce il recupero dei nomi degli ebrei europei vittime delle persecuzioni che a partire dal 1933 si rifugiarono in Italia e delle informazioni relative ai percorsi di coloro che si salvarono.

Le informazioni sull'IRO

Per rendere con immediata evidenza le ragioni che spingono il governo degli Stati Uniti nel 1946 a sospendere l'attività dell'UNRRA - che fino a quel momento aveva gestito sia l'assistenza che i rimpatri delle displaced persons presenti in Germania, Austria - e a favorire la nascita di un nuovo organismo che agisse, appunto su base internazionale, sono stati riportati nella loro interezza i tre principali atti costitutivi della nuova Organizzazione.
Questa scelta è stata compiuta in primo luogo per sottolineare il fatto che l'IRO nasce come emanazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e si basa su un accordo stipulato tra molti dei principali Stati - esclusa l'Unione Sovietica - che, all'epoca, ne facevano parte.
In più i tre testi potrebbero fornire anche un esempio delle mediazioni diplomatiche che si immaginano molto complesse tra gli Stati aderenti, considerate le questioni che ancora rimanevano irrisolte, come quella del mandato inglese sull'allora Palestina o quelle dei rapporti con gli Stati dell'Europa dell'Est che stavano entrando nell'orbita sovietica e che erano quelli dai quali provenivano quasi tutte le displaced persons ebree presenti nell'Europa occidentale.
In più molti degli articoli in essi contenuti - in particolare quelli presenti nell'allegato 1 all'Atto Costitutivo - sono citati nei fascicoli personali, in quanto contengono le regole da seguire per decidere chi era un "genuine refugee" e quindi "eligible", cioè idoneo a ricevere tutti i servizi dell'IRO o una loro parte, e chi, invece, risultava "not a genuine refugee" e la sua presenza in Italia poteva anche continuare, ma senza la tutela dell'Organizzazione.

I documenti contenuti nei fascicoli personali

I fascicoli personali sono intestati a coloro che si rivolgevano all'Organizzazione per chiedere assistenza. I documenti in essi contenuti possono essere divisi in due tipologie.
Alla prima appartengono quelli che contengono le informazioni fornite dai richiedenti assistenza e sono costituiti dai moduli sui quali indicare i luoghi in cui il richiedente si è trovato negli ultimi dieci anni e per quale motivo, le organizzazioni da cui è stato assistito fino a quel momento, il lavoro che svolgeva, il tipo di lavoro che vorrebbe svolgere, le competenze generali, i documenti personali di cui è in possesso, se accetta il rimpatrio o vuole emigrare ecc. Ai moduli segue, quasi sempre il Questionnaire, ovvero l'intervista - anche questa basata su domande prefissate - con la quale il richiedente ricostruisce la propria storia, riafferma la propria preferenza per quanto riguarda il proprio futuro ed espone le obiezioni al rimpatrio. E' su questo documento che il funzionario dell'Organizzazione appone la propria valutazione e indica il tipo di intervento che essa è disposta a fornire.
Alla seconda tipologia appartengono i documenti contenuti nei fascicoli personali dei richiedenti che consentono di ricostruire - per quanto possibile - il funzionamento dell'Organizzazione stessa, ovvero le comunicazioni che l'IRO invia loro, la corrispondenza che intercorre tra i suoi uffici, come quello principale di Bagnoli o con le altre organizzazioni di assistenza, internazionali o anche italiane.
Come è facile immaginare, i documenti che risultano più interessanti, sono quelli prodotti dai richiedenti e non solo perché riportano alla luce le tante storie vissute durante gli anni della persecuzione, le conseguenze della quale pesarono in tanti modi sugli anni successivi, ma anche perché, attraverso di esse si riannodano tanti fili della Storia e se ne possono scoprire anche di nuovi. 2
Come introduzione al cuore della ricerca viene fornita, infine, una ricostruzione del funzionamento dell'IRO realizzata attraverso l'esposizione di una serie di documenti esemplari. Si è pensato, cioè, ad una sorta di metafascicolo che consenta quasi di entrare negli uffici dell'Organizzazione per seguire tutte le procedure richieste a chi ad essa si rivolgeva, tenendo conto anche delle variabili derivanti dalle singole storie ed esigenze personali.

Gli ebrei stranieri ex internati in Italia e quelli provenienti dai campi gestiti da italiani nell'allora Jugoslavia

La seconda parte della ricerca è dedicata all'assistenza ricevuta dagli ebrei stranieri ex internati ancora presenti in Italia ed è a sua volta, divisa in tre parti.
La prima riguarda il periodo che inizia dalle settimane immediatamente successive all'armistizio dell'8 settembre in cui la loro meta - oltre agli stessi campi di internamento fascisti situati nell'Italia meridionale come Ferramonti e Campagna, trasformati in campi di assistenza - dopo o la liberazione o la fuga era la Puglia, la regione in cui si trovavano i campi aperti dalla Displaced person sub commission e, successivamente dall'UNRRA.
In particolare vengono esaminati i rapporti tra questi due organismi e il governo del Regno del Sud, anch'esso impegnato nell'assistenza che emergono dai documenti conservati negli archivi italiani e coprono un aspetto di quelle vicende finora forse non indagato a fondo.
La seconda e la terza, invece hanno come fonte i documenti contenuti nei loro fascicoli conservati negli Archivi Arolsen. Da essi vengono recuperate le storie riguardanti il periodo che va dall'8 settembre fino alla liberazione il che fa anche riemergere vicende interessanti, come la partecipazione di alcuni degli ex internati alla lotta di liberazione nell'Italia del centro-nord, l'arruolamento nella Brigata ebraica o l'aiuto da essi ricevuto nel momento del maggior pericolo. Di seguito vengono esaminati i rapporti degli intestatari dei fascicoli con l'IRO, relativamente a due punti nodali: il rifiuto del rimpatrio, e l'esito della richiesta di emigrazione.

Displaced persons ebree entrate in Italia dopo la fine della guerra

La terza parte del lavoro riguarda tutti gli ebrei stranieri che - entrati in Italia tra il 1945 e il 1950 - si trovano nelle condizioni di doversi rivolgere all'IRO
Anche di essi si sono esaminati i fascicoli personali, suddivisi in base alla nazione (non nazionalità) di provenienza, seguendo la classificazione dei loro fascicoli così come si presenta negli Archivi Arolsen e si è cercato, utilizzando il database, di verificare in primo luogo se esista una linea specifica di comportamento all'interno dei singoli gruppi o se siano presenti delle differenziazioni, ad esempio, in base alla data dell'arrivo in Italia.
Questa parte della ricerca avrebbe dovuto, anche in considerazione della mole dei documenti consultati, portare alla verifica degli effettivi risultati raggiunti dall'IRO, attraverso i dati relativi al rapporto tra le richieste degli assistiti e le risposte ottenute dell'IRO. In questo modo sarebbe stato possibile valutare l'attività dell'Organizzazione e la sua corrispondenza al mandato che le era stato assegnato.
Invece le informazioni estraibili dal database, più che fornire risposte, fanno emergere questioni ed interrogativi che rimangono, al momento, senza risposta.
Non è stato possibile, infatti, pervenire al dato conclusivo, ovvero all'individuazione di quanti riuscirono ad emigrare grazie all'IRO e verso quali paesi.
Nemmeno i fascicoli più ricchi di documenti contengono elementi che aprano alla conoscenza di questo finale delle storie dei singoli.
Poche centinaia sono quelli che contengono delle veline/copie di documenti che lasciano supporre l'avvenuta partenza o che contengono l'annotazione "emigrato" apposta a mano e, spesso, priva anche del nome della nazione verso la quale dovrebbe essere avvenuta la partenza.
Al contrario le attività di cura e all'assistenza - anche legale e politica - che rientravano nel mandato dell'IRO sono, nella maggioranza dei casi, ben documentate.
Significativo, dal punto di vista storiografico, sarebbe stato anche poter verificare il modo in cui l'attività dell'organizzazione si inserisse all'interno dei rapporti tra gli Stati che vi avevano aderito, e le posizioni di ciascuno di essi nei confronti dell'immigrazione delle displaced persons sul proprio territorio all'interno del quadro politico generale che si stava delineando proprio negli anni in cui l'Organizzazione operava.
A rendere più difficile la valutazione dell'attività dell'IRO contribuisce l'alto numero di richiedenti assistenza che, dopo i primi approcci, interrompono il loro rapporto con l'Organizzazione.
Questo risulta dal numero dei fascicoli che contengono solo i primi moduli compilati, a volte neppure nella loro interezza e dal numero delle persone che vengono dichiarate A.W.O.L. sigla che, nel linguaggio militare sta per: away without offical leave, cioè assente senza il permesso, oppure "missing".
Il dato, però, può diventare particolarmente interessante se lo si confronta con la meta indicata per l'emigrazione.
La maggioranza dei richiedenti assistenza ai quali viene assegnata questa sigla, infatti, avrebbe voluto raggiungere l'allora Palestina che, nei primi due anni e poco più in cui l'IRO opera era sotto il mandato inglese, con tutti i problemi che questo comportava.
Va notato, inoltre, la scelta di questa metainserita, da parte dei richiedenti, nei moduli di iscrizione. veniva accompagnata dall'annotazione "non ha documenti", oppure "in attesa del visto" o rimaneva senza alcun commento, ma non risulta mai costituire un problema nella valutazione dell'idoneità all'emigrazione.
La domanda che ci si pone è se esista un rapporto tra questo comportamento e un passaggio contenuto nell'introduzione all'allegato 1 aggiunto all'Atto Costitutivo che recita:

L'Organizzazione si sforzerà di svolgere le proprie funzioni evitando di turbare le relazioni amichevoli tra le nazioni ed eserciterà una vigilanza particolare nel caso in cui si potrebbe considerare il ristabilimento o la reinstallazione di rifugiati o di displaced persons sia in paesi limitrofi ai loro paesi d'origine, sia in qualunque territorio non autonomo. L'organizzazione terrà debitamente conto, tra gli altri elementi, di tutti i fattori che potrebbero rivelare qualche timore o legittima inquietudine da parte sia del paese d'origine delle persone interessate, sia delle popolazioni autoctone nel caso di territori non autonomi

Ci si chiede, cioè, se questa enunciazione non sia scaturita da un compromesso con l'Inghilterra mandataria che porterà l'IRO a tenere, rispetto alle richieste di emigrazione verso Eretz Israel, un atteggiamento quasi "asettico" di cui allo stato delle ricerche, risulta impossibile verificare la natura o lo scopo, anche perché restano aperte ancora le ricerche su eventuali partenze verso l'allora Palestina organizzate dalla stessa IRO. Negli stessi anni in cui essa operava, invece, erano numerose le partenze dai porti italiani organizzate dalla Alyah Bet il che induce a porsi due domande:
a) le persone che desideravano raggiungere l'allora Palestina e che abbandonano l'IRO lo fanno perché ritengono l'Alyah Bet l'unico modo possibile di realizzare la loro aspirazione?
b) esistevano e, se sì, di che tipo erano, i rapporti tra l'IRO e gli organizzatori dell'Alyah Bet?

Conclusione

Questo è solo un esempio di tutti i limiti di una ricerca condotta esclusivamente su documenti provenienti da un'unica fonte la cui attendibilità, tra l'altro, può essere confermata o smentita, ovvero contestualizzata, solo nei passaggi nei quali il richiedente assistenza ricostruisce la prima parte della propria storia, quella della persecuzione, mentre quella che inizia al momento della richiesta di aiuto rimane tutta o quasi a beneficio di chi, raccolte le informazioni, formula la propria decisione.
A questo proposito vale la pena di riportare quanto si legge in un breve saggio rinvenibile sullo stesso sito degli archivi Arolsen. 3
L'autore, proprio a proposito dei documenti oggetto di questa ricerca, fa notare che sia i moduli di iscrizione che il Questionnaire, in quanto documenti strutturati, non sono documenti neutrali essendo stati creati per uno scopo ben preciso, cioè quello di verificare se il richiedente presentasse le caratteristiche rispondenti esattamente alle finalità che l'IRO si proponeva. E' facile quindi immaginare che il richiedente, che si trovava oggettivamente in stato di bisogno, fosse portato a dare le risposte che ci si aspettava da lui e, probabilmente, a modificare alcuni aspetti della propria effettiva esperienza.
Potremmo trovarci, così, di fronte, ancora una volta a delle "vite di carta", quelle, cioè, che arrivano a noi attraverso le "carte", sulle quali le autorità, anche quelle che, come in questo caso hanno l'incarico di portare aiuto, ri/scrivono la vita di migliaia di individui.
Nonostante ciò, non è mancato il tentativo di praticare, ogni volta che è stato possibile, quell'approccio ai documenti che potrebbe essere definito "circolare" che consiste nel trasformare le informazioni che essi contengono in domande, le cui risposte - cercate in altri documenti o in fonti di tipo diverso - consentano di valutarne l'attendibilità rispetto anche al contesto storico nel quale si situano.
Questa procedura è stata più semplice per i documenti riguardanti gli ex internati in Italia o nei campi gestiti da italiani nell'allora Jugoslavia: la conoscenza approfondita - date le precedenti ricerche - del contesto storico nel quale si situano le loro vicende personali, fornisce gli strumenti necessari all'analisi, alla comprensione, al controllo della veridicità di buona parte del loro contenuto.
Praticarla, invece, su quelli riguardanti gli ebrei stranieri entrati in Italia dopo il 1945, portatori di storie complesse che vanno inserite nel contesto molto più ampio degli avvenimenti bellici europei e in quello della Shoah in particolare avrebbe richiesto un lungo lavoro di approfondimento che, al momento, resta solo accennato.


1 Cfr: a) Cinzia Villani, Infrangere le frontiere. L'arrivo in Italia delle displaced persons ebree 1945-1948 http://eprints-phd.biblio.unitn.it/354/1/Tesi_completa_pdf.pdf
b) Federica Di Padova: I campi profughi per Jewish Displaced Persons in Italia tra storia, ricostruzione e memoria(1943-1951) consultabile alla pagina https://arts.units.it/retrieve/handle/11368/2951681/285624/tesi%20da%20caricare%20nuova%20versione%20pdf.pdf
c) Francesco Terzulli Torre Tresca a Bari un campo per Displaced Persons di lunga durata (1943-1950) in AAVV,Bari, Rifugio dei profughi nell'Italia libera - Campi e centri di raccolta tra emergenza e normalizzazione (1943-1951), Edizioni dal Sud 2018
d) Silvia Salvatici, Senza casa e senza paese. Profughi europei nel secondo dopoguerra, Il Mulino2008
e) Martina Ravagnan, I campi Displaced Persons per profughi ebrei stranieri in Italia (1945-1950), in: Storia e futuro. Rivista di storia e storiografia on line 30 (2012), alla pagina http://storiaefuturo.eu/i-campi-displaced-persons-per-profughi-ebrei-stranieri-in-italia-1945-1950/;
2 Le collezioni on line dei documenti presenti sul sito degli Archives Arolsen sono accompagnate da guide alla lettura e comprensione della loro funzione o del loro contenuto. E'comunque anche utile il Glossario dei termini e delle abbreviazioni presenti nell'archivio dell'International Tracing Service presente sul sito dell'USHMM alla pagina https://collections.ushmm.org/search/catalog/bib234492.
3 AKIM JAH Lavorare con documenti storici dell'Archivio Arolsen in un contesto educativo http://learning-from-history.de/International/content/14697

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