Testo completo dei documenti costituivi dell'IRO Indice Ebrei stranieri ex internati in Italia (1943 -1946)

L'AZIONE DELL'IRO ATTRAVERSO I DOCUMENTI

Il primo approccio

Non bisogna dimenticare che l'IRO nasce per sostituire l'UNRRA e la sua entrata in funzione è preceduta da una fase preliminare gestita da una Commissione Preparatoria che doveva, appunto, realizzare il passaggio tra le due organizzazioni, visto che la seconda ereditava, insieme alle strutture come gli stessi campi, molti degli assistiti dalla prima e, conseguentemente, anche i loro fascicoli personali.
E' possibile, quindi, ricostruire le fasi di questo passaggio attraverso i moduli che i richiedenti assistenza compilavano al momento della richiesta di iscrizione. Sono molti i fascicoli nei quali ne sono presenti almeno due: il modulo di iscrizione all'UNRRA e quello di iscrizione alla Commissione Preparatoria dell'IRO, a testimonianza del fatto che l'intestatario era presente in Italia almeno dal 1945. 1
Il primo modulo è riconoscibile dall'intestazione "Missione Italiana dell'UNRRA" presente sulla prima delle sue quattro facciate, nella quale sono appuntate molte delle informazioni più rilevanti; i dati anagrafici, la nazionalità (dichiarata) la religione (opzionale), il campo in cui l'intestatario risiede, i motivi per cui rifiuta il rimpatrio, la nazione verso cui vuole emigrare, e, infine, i motivi che si oppongono a questa emigrazione che, per tutti quelli che indicano la Palestina sono la mancanza del visto (solo in alcuni casi è scritto che il richiedente, è in attesa del visto). Sulla seconda vengono richieste dettagliate informazioni sul lavoro che si svolgeva e su quello che si vorrebbe svolgere. La terza facciata del modulo contiene domande sull'eventuale deportazione, ma spesso lo spazio della risposta è vuoto e l'indicazione - se la deportazione è avvenuta - compare, scritta a mano. nello spazio dedicato al lavoro. Mai compilato rimane anche lo spazio in cui si sarebbe dovuto indicare da quanto tempo il richiedente si considera DP rispetto al luogo in cui risiedeva.
La quarta facciata del modulo contiene un ampio spazio nel quale vengono segnati i campi UNRRA per i quali l'intestatario è passato. Da notare il fatto che manca la richiesta dei luoghi in cui si è vissuti nei dieci anni precedenti. Dei familiari viene chiesto solo il numero.
Sul modulo intestato alla Commissione preparatoria dell'IRO i campi da compilare sono trenta e le informazioni richieste, per quanto rientrino nell'ordine di quelle contenute nelle schede precedenti, sono impostate in maniera ancora più dettagliata. E', ad esempio, chiesto di indicare non solo le lingue conosciute, ma anche il livello della conoscenza. Non solo vanno indicati i luoghi in cui ci si è trovati negli ultimi dieci anni, con le relative date di permanenza, ma anche che tipi di luoghi fossero, e cosa ci si facesse (il che risulta anche vagamente surreale quando uno dei luoghi era Auschwitz). 2
Anche in questi moduli, come nei precedenti, compare la possibilità di scegliere tra rimpatrio e emigrazione. Nuovi, rispetto a tutti i moduli precedenti, sono il campo in cui si chiede di indicare da quali enti si è stati assistiti in precedenza e - se l'assistenza è stata economica - di quantificarne la somma e due "spazi narrativi", nei quali il richiedente sintetizza la propria storia, indicando anche se è stato deportato e, quasi sempre, motiva le proprie opposizioni al rimpatrio. 3
L'ultimo tipo di documento riferibile all' UNRRA che si rinviene in molti fascicoli è una scheda rettagolare, compilata a mano, nella quale sono indicati, in ordine di tempo, i campi in cui l'intestatario del fascicolo è già stato: nomi dei luoghi e date (la prima, per molti di quelli che entrano in Italia dopo la fine della guerra, è, appunto, il 1945), dimostrano che la scheda appartiene al periodo in cui l'assistenza era gestita da questa organizzazione.

La richiesta di assistenza all'IRO

Il modulo da compilare da parte delle DPs che fanno richiesta di assistenza direttamente all'IRO a partire dal 1947, è identificato dalla sigla CM1, che sta per Care e Mantenance (cura e mantenimento)1 ad indicare il mandato di base che era stato affidato all'Organizzazione.
Gli spazi per i dati anagrafici sono posti in alto sovrastati dai nomi del padre e della madre del richiedente, che vengono apposti a mano, visto che, evidentemente, solo con il passare del tempo ci si era resi conto dell'importanza di questo dato nell'identificazione delle persone. L'altra novità introdotta nel modulo è costituita dal fatto che, per la prima volta viene chiesto di indicare sia la nazione di cui si è (o si era?) cittadini (senza lo spazio di incertezza lasciato nei moduli esaminati in precedenza) sia quella in cui si ha o si aveva la residenza abituale.
Le richieste successive riguardano la composizione della famiglia del richiedente, il titolo di studio,i luoghi in cui ha risieduto negli ultimi 12 (e non più 10) anni e il lavoro o i lavori svolti. Si prosegue, come negli altri moduli, con le domande sul salario che riceveva, il grado di istruzione, quello di conoscenza delle lingue, le risorse finanziarie delle quali il richiedente è in possesso. Viene chiesto, nei campi seguenti, di elencare i parenti non conviventi, compresi quelli che si spera di poter raggiungere, le prospettive di lavoro, gli amici dai quali si spera di essere aiutati, le altre organizzazioni dalle quali si è avuto assistenza e, solo a questo punto, di quali documenti è in possesso ciascun membro della famiglia. Colpisce il particolare che viene chiesto se qualche membro della famiglia - e non il richiedente stesso - appartenga a qualche organizzazione politica, religiosa, sociale o vi abbia appartenuto prima della guerra. Il modulo si chiude con uno spazio nel quale fornire informazioni libere; in genere viene indicata la nazione verso la quale si vuol emigrare o si fa presente qualche problema particolare. Da notare che, in questo spazio, su molti fascicoli si trova il nome di qualche persona, in genere con incarichi importanti dentro o fuori la Comunità, che funge da garante per il richiedente.

The Questionnaire, la valutazione, i ricorsi

Il Questionnaire, ovvero l'intervista alla quale il richiedente assistenza veniva sottoposto è il cuore del fascicolo. Anche questo documento è strutturato, ovvero presenta domande prestampate uguali per tutti. Lo spazio dedicato ai dati anagrafici - che chiedono tutti i nomi usati - è seguito da domande più precise, rispetto agli altri moduli sul luogo di nascita, sulla nazione di origine e sulla cittadinanza. Vengono poi ripetute domande sul livello degli studi, la religione, l'occupazione principale, eventuali altre occupazioni. Viene chiesto, infine, di indicare i familiari conviventi.
La prima domanda - dove consideri [essere] la tua casa? - rimanda immediatamente alla condizione di displaced person del richiedente.
Vengono poi chiesti l'indirizzo e i documenti. 4
Il corpo del Questionnaire è costituito dallo spazio libero nel quale il richiedente deve raccontare le attività o la posizione ricoperta dall'inizio della guerra fino all'arrivo in Italia e fornire le date e luoghi di permanenza, e fornire anche informazioni sull'eventuale servizio militare prestato. Questo particolare, insieme alle due domande successive - A quale organizzazione appartenevi? Quando, perché e come hai lasciato la tua casa? - ci ricordano che l'IRO doveva evitare di aiutare criminali nazisti che si fossero mimentizzati tra le DPs, anche se non era certo con una intervista che questo poteva accadere.
Le domande che seguono riguardano il rimpatrio e, in caso di risposta negativa, si chiede di spiegare i motivi della scelta. L'intervista termina con la domanda sulla nazione nella quale il richiedente desidera sistemarsi. In calce all'intervista c'è la prima valutazione, che viene data dall'interrogante sullo stato del richiedente, se, cioè è da considerarsi una vittima della persecuzione nazifascista e, quindi, un rifugiato, in in base ai criteri formalizzati negli Atti Costitutivi oppure se non può essere fatto rientrare in questa categoria. Anche la valutazione è accompagnata, spesso, da una motivazione.
Il richiedente, tramite una comunicazione scritta, viene informato per quale dei servizi dell'IRO è dichiato idoneo, oppure se sia stato giudicato inelegible, cioè non idoneo a nessun servizio. Lo sviluppo di questo primo passaggio può essere seguito attraverso i documenti successivi.
Se era stato concesso il servizio di cura e mantenimento, l'ufficio per l'idoneità (Eligibility office) indirizzava al Centro per l'assistenza (Intake center) l'avviso che il richiedente, da solo o con i familiari era stato intervistato in via preliminare e era stato trovato idoneo per l'assistenza in base al mandato dell'IRO Se, invece, il richiedente era stato dichiarato idoneo esclusivamente per il rimpatrio, interveniva il consolato della nazione interessata che si rivolgeva alla Direzione dell'IRO italiana che aveva sede a Roma, in via San Basilio 9 per chiedere di inviare la persona interessata in un campo per rimpatri (di cui non viene fatto il nome) per facilitare il suo ritorno in patria.
A chi si opponeva alla valutazione ricevuta era concesso di chiederne la revisione all'apposita commissione che aveva sede a Ginevra con una domanda che doveva essere presentata entro 31 giorni dall'avviso che gli era stato inviato. In questo caso. il richiedente acquisiva il diritto di essere intervistato di nuovo, presentandosi presso l'ufficio addetto alle valutazioni dell'idoneità e dell'assistenza 5 per essere reinterrogato portando con sé tutti i documenti in suo possesso. Questa procedura poteva essere ripetuta fino a tre volte e, spesso, portava al cambiamento della valutazione.
Gli ulteriori servizi offerti dall'IRO erano la protezione legale e quella politica, quasi sempre concesse insieme.
La non idoneità ai servizi dipendeva, quasi sempre, dal fatto che il richiedente - sulla base di quanto aveva raccontato e documentato, ma anche della data del suo ingresso in Italia - veniva considerato "not a genuine refugee", bensì un normale emigrante. In questo caso sui documenti contenuti nel suo fascicolo veniva apposto il timbro: "Not within the mandate of IRO".

L'emigrazione

L'opzione più richiesta all'IRO era quella dell'emigrazione ovvero del resettlment o ricollocamento in nazioni diverse da quella di origine.
La possibilità di sceglierla, al posto del rimpatrio era presente non solo nei moduli di iscrizione o nel Questionnaire, ma anche in un ulteriore modulo - rinvenuto comunque in pochissimi fascicoli - con il quale il richiedente, dopo aver dichiarato di trovarsi "nelle condizioni stabilite dagli Statuti dell'IRO", faceva domanda di poter fruire della protezione e dell'assistenza dell'Organizzazione, confermando la propria intenzione di voler emigrare. Con lo stesso modulo chiedeva anche il "documento di riconoscimento stabilito per i profughi assistiti dall'Organizzazione".
L'ufficio che seguiva le pratiche per l'emigrazione era il Dipartimento del rimpatrio e la ricollocazione che si trovava a Roma, in via Tolentino 78.
Una volta ricevuta la comunicazione di idoneità all'emigrazione, il primo passo da compiere doveva essere la compilazione di un "IRO RESETTLMENT REGISTRATION FORM", nel quale elencare tutti i tipi di lavoro che si erano svolti e in quale luogo, gli studi compiuti e le lingue parlate.
Bisognava poi procurarsi tutti i documenti necessari. Era l'ufficio centrale di idoneità e di controllo che ne forniva l'elenco: modulo di ricollocamento e registrazione, certificato medico per l'emigrazione, fotografia, domanda di visto, certificato di buona condotta, certificato penale, dichiarazioni varie, permesso di atterraggio.
Le pratiche per l'emigrazione verso gli Stati Uniti erano quelle più complesse. Innanzitutto il richiedente doveva inviare alla Commissione USA in Italia l'Assicurazione per l'emigrazione che certificasse la regolarità della propria posizione rispetto a quanto previsto dalle disposizioni contenute nel DPs Bill emanato da Truman. 6 In più bisognava che presentasse una "breve storia della sua vita", a partire dal 1929, documentando, tra l'altro l'eventuale deportazione in un campo di concentramento, la costrizione a lavori forzati, o tutte le altre attività cui era stati costretti durante la guerra. In caso avesse prestato servizio militare, avrebbe dovuto presentare le prove di aver combattuto contro i nemici degli Stati Uniti. L'ultima convocazione arrivava dall'ufficio di registrazione presso il campo IRO di Bagnoli per "il disbrigo delle pratiche concernenti l'emigrazione". Su di essa, tuttavia, era già preannunciato che l'operazione poteva anche non andare a buon fine. Veniva, infatti, chiesto, al richiedente di non disdire l'alloggio nel quale risiedeva, nel caso fosse assistito "out camp", perché, se le commissioni lo avessero considerato non idoneo, sarebbe dovuto immediatamente tornare indietro. Per lo stesso motivo, doveva portare bagaglio solo per pochi giorni: se fosse stato considerato idoneo, sarebbe potuto tornare nel "luogo di origine" per il "disbrigo degli affari personali" prima della partenza.
Una mancata presentazione entro la data indicata dalla comunicazione, invece, "potrà provocare gravi sanzioni a carico, non esclusa la perdita dell'assistenza dell'IRO".
In un caso in cui questo accade, come risulta da un documento, l'IRO ne informa la Direzione generale di Pubblica Sicurezza presso il Ministero dell'Interno e la Questura di Roma, aggiungendo anche che la sanzione è stata applicata. La stessa cosa accade nel caso in cui la persona che sarebbe dovuta emigrare, dichiari di rinunciare alla possibilità di emigrazione che le veniva offerta.

Il lavoro

Il tema del lavoro, centrale all'interno del mandato assegnato all'IRO, è strettamente legato a quello dell'emigrazione. Questa, infatti, dipendeva dai programmi di lavoro concordati con i diversi governi, disposti a impiegare le donne e soprattutto gli uomini provenienti dai campi nelle fabbriche, nelle campagne, nelle miniere, nei servizi domestici.
Per questo motivo l'Organizzazione prevedeva, soprattutto nelle achsharoth veri e propri corsi di formazione o di riabilitazione al lavoro, al termine dei quali il partecipante riceveva un certificato che attestava il superamento di un esame e la qualifica che gli era stata assegnata.
Gli assistiti venivano poi convocati da un ufficio di Placement Service (una sorta di ufficio di collocamento) all'interno del Quartier Generale dell'IRO a Roma, che aveva lo scopo di "trovare una sistemazione professionale o assistenziale nei vari paesi per tutti coloro che non possono rientrare negli schemi di emigrazione di massa". Essi dovevano portare con sé un curriculum personale molto dettagliato, possibilmente redatto in inglese, una fotografia e tutti i documenti professionali, tra cui, appunto, anche i "diplomi" IRO. Allo stesso ufficio il richiedente rilasciava una dichiarazione con la quale assicurava di essere "a conoscenza dei tentativi che la IRO compie per trovarmi lavoro nella mia professione in diversi paesi del mondo, Dichiaro, pertanto, che accetterò qualsiasi ragionevole offerta di lavoro, qualunque sia il paese disposto a ricevermi".

Altri documenti

Le altre tipologie di documenti presenti nei fascicoli riguardano i rapporti con gli altri enti di assistenza che avevano agito o agivano in Italia intrattenuti dai singoli iscritti all'IRO o dall'Organizzazione stessa. Per quanto riguarda i primi, si scopre in un fascicolo una "ration card" rilasciata dall'UNRRA (Missione italiana) ancora nel luglio del 1947.
Risale allo stesso mese un documento che, invece, segna il passaggio dall'UNRRA al PCIRO: la conferma da parte della Displaced Person Division dell'UNRRA che uno dei rifugiati che si presentava come richiedente assistenza al PCIRO era stato già intervistato presso il loro ufficio e trovato idoneo all'assistenza, e, per questo si chiedeva che fosse ammesso in un campo.
Ad intrattenere rapporti con l'IRO era anche l'Organizzazione dei profughi ebrei in Italia (in sigla OJRI): esistono nei fascicoli diverse richieste perché i rifugiati di cui evidentemente si occupava fossero esaminati dall'IRO e dichiarati idonei per l'assistenza.
Un appunto testimonia l'interesse di un altro ente, la Hebrew Immigrant Aid Society (in sigla HIAS) per un assistito dall'IRO ancora in attesa di sapere se potrà emigrare in Colombia.
Un ulteriore esempio di rapporti tra assistiti IRO ed altri enti, lo si ritrova in una delle cartoline postali che l'IRO inviava agli assistiti fuori dal campo, con allegata una parte da rispedire, nella quale si chiedeva conferma quanto già richiesto rispetto all'emigrazione. Alla domanda se qualche e ente volontario lo stesse aiutando, la risposta del destinatario è: il Joint 7.
E, infine, la partecipazione dell'Ufficio emigrazione dell'AJDC di Roma all'attività dell'IRO è testimoniata anche da moduli rinvenuti in qualche decina di fascicoli che recano l'intestazione Richieste di reinsediamento al PCIRO.

Conclusione

L'IRO conclude il suo mandato tra il 1950 e il 1951, ma le pratiche di molti dei suoi assistiti restano ancora aperte. Inizia, così una nuova fase dell'assistenza, gestita sia dal governo italiano, attraverso un ente denominato Assistenza aiuti internazionali, sia da una nuova organizzazione internazionale creata nel 1950 per sostituire l'IRO ed ancora oggi operante: l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (in sigla UNHR). I documenti contenuti in diversi fascicoli personali dimostrano che sia ebrei stranieri ex internati in Italia o nei campi italiani nell'allora Jugoslavia, che rifugiati arrivati dopo la fine della guerra, sono assistiti ancora nel 1957.


1 Per gli ebrei stranieri rifugiati nell'Italia meridionale dopo la fuga o la liberazione, ex internati in Italia o provenienti dall'allora Jugoslavia, la data di ingresso è, ovviamente anteriore, ma mancano, nei fascicoli, documenti che attestino rapporti con le istituzioni precedenti all' UNRRA, come, ad esempio, la Dispalced Person Commission
2 Un dato che potrebbe fornire informazioni interessanti sui percorsi delle DPs ebree che entrano dopo il 1945, in questa parte, è la segnalazione dell'ultimo campo in cui il richiedente si trovava prima dell'ingresso in Italia e del primo in cui arriva. Nella ricerca, questo passaggio è stato utilizzato solo per inserire nel database la data dell'ingresso in Italia per le DPs che arrivano dopo la fine della guerra.
3 In un fascicolo è stata rinvenuto un modulo di passaggio dall' UNRRA all'IRO, risalente, presumibilmente, proprio all'inizio dell'entrata in funzione della Commissione preparatoria, come si può intuire dalla semplicità della grafica che, di fatto, corrisponde all'essenzialità delle informazioni che richiede. Il modulo porta l'intestazione della PCIRO e le informazioni riguardano i dati anagrafici del richiedente, i documenti di cui è in possesso, i nomi dei parenti e degli amici, il luogo o i luoghi di residenza e impiego negli ultimi 10-12 anni il grado di istruzione e le competenze linguistiche, l'eventuale lavoro svolto e, infine, se ha ricevuto assistenza dall'UNRRA La scheda reca in calce la firma del richiedente, per cui si suppone che sia costituita dall'unica facciata rinvenuta.
4 I documenti richiesti non erano solo quelli che servivano a dimostrare la propria identità, dei quali, peraltro, moltissimi non erano in possesso, come risulta dai moduli di iscrizione, ma anche tutti quelli che potevano dimostrare la veridicità delle dichiarazioni riguardanti le persecuzioni subite. Il documento più importante era, comunque, il permesso di soggiorno. Se si veniva sorpresi senza, si veniva arrestati e inviati al campo delle Fraschette di Alatri, in provincia di Frosinone .
5 Questo ufficio a Milano era situato in via Albania n.9
6 Come si vedrà in seguito questo prevedeva, tra l'altro il possesso di un affidavit sottoscritto da parte di un congiunto già residente negli Stati Uniti, l'indirizzo del luogo in cui avrebbero risieduto e molte altre rassicurazioni riguardanti il lavoro.
7 Sigla di uso comune per indicare l'American Jewish Joint Distribution Committee (in sigla, nei documenti, AJDC)

Testo completo dei documenti costituivi dell'IRO Indice Ebrei stranieri ex internati in Italia (1943 -1946)